Una Chiesa senza arcivescovo: identità e tensioni politiche nel governo ecclesiastico a Milano (1546-1560)
misura, dalla decadenza delle ístituzioni ecdesiastiche e della vita religiosa ambrosiana
deMa causa dei Valois, come l'arcivescovo títolare, nonché amministratore apostólico perpetuo della diócesi ambtosiana, Ippolito II d'Este fl quale aveva ottenuto pií^ui benefici dal re cristianissimo. Del resto, giá nel 1537, furono sequestrati, per ordine imperiale, i benefici dell'Este, del cardinale Agostino Trivulzio e di altri prelati al servizio della Francia''.
In questa situazione, particolarmente preziosa risultava per i ministri di Cario V la figura dell'economo genérale che, in forza della sua duplice investitura, poteva garantiré una seppur mitiima copertura légale all'esercizio di un qualche controllo sulla provvista dei benefici in territorio lombardo. Anche a prezzo di andaré incontro alia reazione pápale, come awenne nel 1543, allorché il cardinale Alessandro Famese, nd trasmettere un apposito breve di Paolo lU all'economo Francisco Gutiérrez -^nominato dal governatore deEo Stato, márchese del Vasto-chiaii come non rientrasse fra le sue prerogative di sminuire la giurisdizione del cardinale d'Este e del suo vicario in tema di collazione dei benefici né creare «alchuna alteratione alli ordini vechi circa il pigliar de la possessione de benefiStii» '.
Quali fossero i nuovi termini della questione in seguito alia devoluzione di Milano a Cario V emerge con chiarezza da una lettera inviata nell'ottobre 1546 dal vescovo di Vigevano, Galeazzo Pietra ad Antoine Perrenot de Granvelle, vescovo di Arras e influente consigliere dell'imperatore. H prelato richiamó l'attenzione sulla vacanza di un canonicato della cattedrale -di giuspatronato ducale, cosi come la sede vescovilee sul fatto che: passati gil quatro mesi che concedono gli sacri canoni ad nominandum et praesentandum, et non essendo provisto per SM** la corte Romana potrebbe metter^ mano, et diqwnere del canonicato.
Tuttavia, il Pietra mise in rilievo un punto importante: i problemi che la lontananza della corte del principe creava alia prowista dei benefici di giuspatronato e, per estensione, all'intero ámbito della política beneficiaría nello Stato di Milano: l'absenza della predetta M** da Italia apporta questo, che a simili vacantie non si puó provedere con quella di%enza, et prestezza si convenirebbe, di maniera che la chiesa patisse in divinis, et cosi el cuito de Dio alia giomata va calando, ho voluto símilmente supplicare V.S.R"' se degni far racordo [...] come sarebbe molto utíle a quella chiesa Massimo Carh Giatmini pápale. Si ^li pertanto un conflitto con la Santa Sede: il diácono Francesco Rocca, collettore apostólico delle decime che Paolo m aveva imposto sulle éntrate del deto lombardo, presentó al govematore una fórmale protesta rivendicando la natura squisítamente ecclesiastica dell'economato, la cuí assegnazione era di esdusiva q>ettanza del pontefice. Tuttavia, dalle ricerche condotte dai ministri imperiali emerse che inand del tiltimo Duca Francesco Sfocza, questo officio si dette setnpie dal Principe che regnava senza consoiso né parddpatione dei Papa, et che dui soli iconomi che íiirono novamente confiímati, o eletti dal Papa doé il Pícdnaido, e il Látigo, fiuono ancora detti da esso Duca Francesco viltimo, e a sua instantia fumo andie detti da Clemente, per piú honorare li dettí dua suoi ÍCCMICHUÍ, et COA ha fatto ancora il Márchese dd Guasto con Guttietez, di modo che chiaramoite si vede ccane al Prindpe di questo Stato continoatamente fin hoggi se ha spettato la dettione et provisione di questo offido.
Perdó i vertíci milanesi inviarono a don Diego de Mendoza, ambasciatore imperiale a Boma, copia dei documentí di nomina dei predecessorí del Patanella al fine non solo di difendeme le ragioni, ma anche di otteneme la conferma da parte del papa. Da parte sua, Teconomo ríchiese al Granvelle d'intervenire a suo favore presso l'ambasdatore, sottolineando che questo conviene al setvitio et ccmservatíone de la autoritá cesárea conviene a la reputatione di V.S. che mi ha procurato questa gratia di n<»i lassare che Sua M'' sia defraudara in questo de sua debita pierc^tiva et autoritá, c<xiviene a la quiete et honore di un suo fidelissimo servitore come io xiio ^ Si trattava in sostanza di abbandonare la strada seguita da Francesco 11 Sforza per ripristinare la consuetudine precedente. Senunai si voleva mantenere -^a scanso di difficoltík-la prassi di impetrare dalla Santa Sede la conferma dell'economo. In questo senso si mosse il Patanella il quale, ansioso di allontanare qualunque ombra sulla propria legjttimitá e di rassicurare la Curia romana, rifeii al Granvelle di aver cominciato a eserdtate l'ufBdo senza l'approvazíone pápale solo in vía prowisoria e per espresso ordine dd Gonzaga '. Naturalmente una simile iniziatíva avrebbe dovuto essere affidata al medesimo economo «come sempre é stato el sólito in simili cose si fanno contra ecclesiasticí» "*.